A cura del team Centro del Sonno “Spazio Morfeo” Lilum Spazio Medico, via Roma 62 Cuneo
Quando la notte diventa alleata: tra sogni lucidi e vero riposo.
Di solito i sogni scorrono come un film in cui siamo spettatori silenziosi: immagini che si accendono e si dissolvono, trame che cambiano direzione senza che possiamo farci molto. Eppure, in quelle terre morbide della notte, c’è un piccolo segreto: a volte possiamo accorgerci di star sognando. Il mostro che rincorre si fa minuscolo, il vuoto sotto i piedi si trasforma in volo, le pareti diventano porte.
Questa esperienza ha un nome: sogno lucido. Non è fantasia, ma una particolare condizione della mente in cui, mentre dormiamo, ci rendiamo conto che ciò che stiamo vivendo è un sogno. Alcuni lo sperimentano spesso, altri solo una volta nella vita, altri ancora mai. C’è chi lo cerca per curiosità, chi per divertimento, chi per provare a gestire i propri incubi. Perché sì, nei sogni lucidi a volte possiamo cambiare la storia.
Di solito tutto comincia da un dubbio: “Aspetta… ma questo è possibile davvero?”. Un dettaglio stonato – un oggetto che non esiste, un luogo che appare e scompare, un volto fuori contesto – accende la domanda. È in quell’istante che qualcosa scatta: il sogno continua, ma la consapevolezza si accende. Non ci svegliamo, ma ci svegliamo dentro il sogno.
Non esiste un pulsante universale per decidere di fare sogni lucidi, ma ci sono abitudini che possono favorirli: prendersi qualche minuto al risveglio per ricordare l’ultimo sogno, tenere un diario sul comodino, abituarsi a chiedersi “sto sognando?” nelle situazioni un po’ assurde, visualizzare l’ultima scena del sogno quando ci si riaddormenta dopo un risveglio notturno ripetendo una frase-guida: “la prossima volta che sogno, me ne accorgerò”.
Sono allenamenti alla consapevolezza, come esercizi per un muscolo che non vediamo ma che usiamo ogni notte. Funzionano? Dipende. Su alcune persone sì, su altre meno. E soprattutto richiedono una regola d’oro: mai sacrificare il sonno pur di rincorrere un sogno lucido. Perché la vera storia inizia qui: il sonno in sé.
Viviamo in un mondo che ti fa sentire quasi in colpa se dormi otto ore. “Per dormire c’è sempre tempo”, “basta un caffè e via”: battute che suonano simpatiche, ma che, se diventano stile di vita, presentano il conto. Il sonno non è tempo rubato alla produttività, è il motore nascosto che tiene insieme tutto il resto.
Quando dormiamo bene il cervello fa ordine, seleziona ricordi, consolida ciò che abbiamo imparato, riduce il bombardamento di stimoli. Il corpo ripara: ormoni, sistema immunitario, tessuti lavorano in modalità manutenzione. Anche l’umore si riallinea: chi dorme poco o male è più irritabile, più fragile, più esposto allo stress. Dormire bene non è un vizio da persone fortunate, è un bisogno biologico.
E vale a ogni età. Nei bambini il sonno sostiene la crescita e l’apprendimento, negli adolescenti regola umore e concentrazione, negli adulti protegge cuore, metabolismo e cervello, negli anziani aiuta a mantenere lucidità e qualità di vita. Non si smette mai di aver bisogno di dormire: cambia solo il modo in cui il corpo lo chiede.
A volte però la notte si complica. Ci sono periodi in cui addormentarsi diventa una battaglia, o ci si sveglia continuamente, o le notti sono agitate, piene di incubi, risvegli improvvisi, pensieri che non mollano. Magari ci diciamo che è solo stress, che passerà da solo. Qualche volta è vero. Altre volte no.
Se si fa fatica ad addormentarsi per molte sere di seguito, ci si sveglia spesso e si ha la sensazione di non riposare mai davvero, ci si sente stanchi anche dopo una notte “intera”, o si hanno incubi ricorrenti che lasciano addosso ansia o tristezza, allora vale la pena fermarsi e prendere sul serio il problema. Non siamo “sbagliati” se non dormiamo bene. Ma è un segnale che merita attenzione. Il sonno parla, e a volte chiede aiuto.
I disturbi del sonno non sono solo questione di forza di volontà o di “imparare a rilassarsi”. Possono entrare in gioco fattori biologici, psicologici, ambientali, abitudini quotidiane, farmaci, ormoni, stati d’ansia, umore, dolore fisico. Per questo, quando il sonno è un problema da tempo, la strada migliore è affidarsi a un team multidisciplinare di professionisti competenti in medicina del sonno.
Un team così può includere medici esperti di disturbi del sonno, psicologi o psicoterapeuti, professionisti della salute che conoscono bene il legame tra farmaci, patologie e riposo, figure che aiutano a lavorare su stile di vita, stress, igiene del sonno. Insieme possono indagare le cause reali del problema, proporre percorsi personalizzati invece di soluzioni copia-incolla, valutare quando bastano interventi comportamentali (abitudini, orari, luce, schermi, routine) e quando è necessario un supporto più strutturato.
Chiedere aiuto non è segno di debolezza, ma di lucidità. Vuol dire riconoscere che il sonno è troppo importante per lasciarlo al caso.
C’è un messaggio che dovremmo appuntare sulla testata del letto: dormire bene è sempre possibile, anche se a volte serve tempo, pazienza e l’intervento delle persone giuste. Non esiste un solo modo per riparare il sonno, ma esiste un punto di partenza comune: smettere di considerarlo opzionale.
Qualche gesto concreto che vale per ognuno di noi: dare al sonno un orario, come a un appuntamento importante; creare un piccolo rituale serale che dica al corpo “si rallenta” – luci più soffuse, meno schermi, una lettura leggera, un respiro più profondo –; non usare il letto come ufficio, sala giochi, sala riunioni, ma restituirgli il suo ruolo di luogo di riposo; ascoltare i segnali del corpo invece di zittirli con la solita frase “ancora un po’”.
Il sonno non è una fuga dalla vita, è ciò che la rende abitabile. È la base silenziosa su cui poggiano memoria, creatività, decisioni, relazioni. È la notte che lavora perché il giorno funzioni.
E i sogni lucidi? Sono una delle tante meraviglie che abitano questo spazio. Possono affascinare, incuriosire, aiutare alcuni a trasformare incubi in storie diverse. Ma la vera rivoluzione non è imparare a volare nei sogni: è riuscire a stendersi la sera sapendo che il corpo sa cosa fare, che la mente può finalmente rallentare, che la notte non è un nemico ma una alleata.
Prendersi cura del sonno significa prendersi cura di sé, oggi e domani. A ogni età. Perché la linea che separa il giorno dalla notte non è uno stacco netto: è un respiro. E se quel respiro è pieno, anche noi lo saremo.

