A cura dei Dermatologi di Lilium Spazio Medico via Roma 62, Cuneo
LA PELLE HA MEMORIA. IMPARIAMO A LEGGERLA.
Melanoma, prevenzione e diagnosi precoce: oggi conoscere la propria pelle significa poterla proteggere meglio.
Ci sono gesti di prevenzione che ormai fanno parte della nostra cultura. Controlliamo la pressione, eseguiamo periodicamente gli esami del sangue, impariamo a conoscere alcuni valori e sappiamo che, a determinate età, esistono controlli che vale la pena programmare anche quando stiamo bene.
Con la pelle, curiosamente, siamo ancora meno metodici. Eppure è l’organo più esteso del nostro corpo. È esposta ogni giorno alla luce, al calore, all’inquinamento, alle nostre abitudini e al trascorrere del tempo. E, soprattutto, è uno dei pochi organi che possiamo osservare direttamente.
La prevenzione dermatologica comincia proprio da qui: imparare a guardare la pelle prima che sia lei a chiederci attenzione.
Il melanoma: conoscerlo cambia la prospettiva
Il melanoma è un tumore maligno che origina dai melanociti, le cellule responsabili della produzione di melanina. La sua incidenza è aumentata significativamente negli ultimi decenni e può interessare anche persone relativamente giovani.
È un dato che merita attenzione, non paura. Perché accanto alla crescita dell’incidenza esiste un’altra informazione fondamentale: quando il melanoma viene individuato nelle sue fasi iniziali, le possibilità di trattamento e guarigione sono molto elevate.
È questo che rende la diagnosi precoce così importante. Non possiamo modificare completamente la nostra predisposizione genetica o cancellare le esposizioni solari del passato. Possiamo però cambiare radicalmente il modo in cui osserviamo e controlliamo la nostra pelle nel presente.
Non guardiamo soltanto i nei che abbiamo sempre avuto
Per anni abbiamo associato la prevenzione del melanoma quasi esclusivamente al concetto di “neo che cambia”. È certamente un segnale importante, ma non è l’unico. Un melanoma può svilupparsi a partire da una lesione preesistente, ma può anche comparire ex novo, come una nuova lesione su una zona di pelle precedentemente normale.
Per questo il controllo dermatologico non dovrebbe limitarsi al singolo neo che ci preoccupa. La vera prevenzione nasce da una valutazione complessiva della cute e dalla capacità di riconoscere ciò che, nel tempo, rimane stabile e ciò che invece modifica il proprio comportamento.
La conosciuta regola ABCDE rimane un utile strumento di auto-osservazione: Asimmetria, Bordi irregolari, Colore non uniforme, Dimensioni e soprattutto Evoluzione. Ed è forse proprio quest’ultima lettera la più interessante. E come Evoluzione. Perché in dermatologia il tempo può diventare uno straordinario strumento diagnostico.

Dalla fotografia al “film” della nostra pelle
È qui che la tecnologia ha modificato profondamente il concetto stesso di controllo dei nei.
Durante una visita dermatologica il medico osserva la cute e utilizza il dermatoscopio, uno strumento che permette di analizzare caratteristiche delle lesioni non apprezzabili a occhio nudo.
In particolare, la videodermatoscopia digitale consente di acquisire immagini dermoscopiche delle lesioni, archiviarle e confrontarle nei controlli successivi. La differenza è sostanziale. Non significa più soltanto chiedersi: “Questo neo oggi è sospetto?” Significa poter aggiungere una seconda domanda: “È cambiato rispetto a prima?”
La mappatura digitale costruisce così una sorta di memoria visiva della pelle. Le immagini diventano confrontabili nel tempo e permettono al dermatologo di identificare variazioni che possono essere molto difficili da riconoscere affidandosi esclusivamente alla memoria o all’osservazione occasionale.
Non serve a trasformare ogni neo in un sospetto. Al contrario. Una delle qualità della dermatoscopia è proprio aiutare lo specialista a distinguere meglio le lesioni che meritano approfondimento da quelle che possono essere semplicemente monitorate.
Chi dovrebbe prestare maggiore attenzione?
La prevenzione riguarda tutti, ma esistono persone per le quali il controllo dermatologico assume un’importanza particolare: chi presenta numerosi nei o nevi atipici, chi ha pelle e occhi chiari, chi ha avuto importanti scottature soprattutto durante l’infanzia e l’adolescenza, chi si è esposto frequentemente a lampade abbronzanti e chi presenta una storia personale o familiare di melanoma.
La periodicità dei controlli non dovrebbe quindi essere uguale per tutti. È il dermatologo, dopo aver valutato il profilo individuale, a stabilire se, come e con quale frequenza monitorare la pelle e quando sia utile affiancare alla visita tradizionale una documentazione digitale.
Dopo l’estate, guardarsi con occhi nuovi
Settembre, da questo punto di vista, è un mese interessante. Torniamo dalle vacanze, riprendiamo le nostre abitudini e la pelle porta ancora con sé le tracce dell’estate. È un buon momento per osservarla. C’è una macchia che non ricordavamo? Un neo sembra diverso? È comparsa una nuova lesione? Sono anni che rimandiamo un controllo?
Non occorre diventare dermatologi di noi stessi, né vivere davanti allo specchio cercando qualcosa che non va. Occorre fare esattamente il contrario: affidare periodicamente questo compito a chi possiede gli strumenti per farlo.
Perché la prevenzione migliore non è quella che ci fa vivere pensando alla malattia.
È quella che, una volta fatta, ci permette di tornare alla nostra vita con maggiore consapevolezza.
La pelle cambia insieme a noi. La prevenzione significa semplicemente non perdere di vista la sua storia.
