A cura di Lilum Spazio Medico, via Roma 62 Cuneo
Emozioni, Gioco e Mente che resta viva
Siamo nati per emozionarci ed emozionare. Non è uno slogan, è biologia, è psicologia, è vita che chiede di essere sentita.
Non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi.
Eppure le emozioni, oggi, restano le grandi sconosciute. Ne parliamo continuamente, le nominiamo, le analizziamo, ma poi facciamo fatica a riconoscerle dentro di noi e a non esserne travolti. Viviamo spesso in balia delle paure, dei pensieri automatici, di quei meccanismi di autosabotaggio che ci allontanano dagli altri e, alla lunga, anche da noi stessi. Questo vale a ogni età, ma diventa ancora più delicato nella terza età, quando i cambiamenti cognitivi, fisici ed emotivi rischiano di trasformarsi in isolamento.
Perché quando le emozioni non trovano spazio, il silenzio diventa assordante.
Per questo è fondamentale aiutare le persone ad ascoltarsi, a osservare i propri meccanismi emotivi, a dare un nome a ciò che provano.
Dare un nome alle cose significa renderle abitabili.
Conoscere le emozioni non significa controllarle rigidamente, ma imparare a starci dentro in modo più consapevole, migliorando il proprio rapporto con la realtà e con gli altri.
Da anni questo approccio viene portato avanti in ambito universitario e scolastico, formando docenti capaci di trasmettere sapere attraverso la forza delle emozioni e di costruire relazioni più serene con studenti e famiglie.
Lo stesso sguardo può e deve essere esteso anche all’età anziana, perché l’invecchiamento non è solo una questione di memoria o di funzioni cognitive: è una questione di senso, di ruolo, di relazione.

A volte il futuro arriva travestito da gioco.
Da qui nasce una domanda sempre più attuale: è possibile utilizzare i videogame per contrastare il decadimento cognitivo e psicofisico legato all’avanzare dell’età, migliorando la qualità di vita delle persone anziane?
La risposta è sì, a patto che il gioco non sia fine a sé stesso ma inserito in un percorso strutturato, relazionale ed emotivamente significativo. La Vi.Re.Dis.C.Game Therapy si muove proprio in questa direzione. È una metodologia intuitiva, semplice e coinvolgente che utilizza il videogioco come strumento terapeutico, trasformandolo in un’esperienza di benessere cognitivo, emotivo e sociale.
Nel contesto di gruppo, il videogioco smette di essere tecnologia e diventa linguaggio condiviso.
È nella relazione che la mente prende forma.
Si gioca insieme, si prendono decisioni, si risolvono problemi, si ricordano esperienze, si ride. La mente viene stimolata mentre la persona è immersa in un’esperienza positiva, senza l’ansia della prestazione. Memoria, attenzione, coordinazione e capacità decisionali lavorano insieme alle emozioni e alla relazione.
La socialità è il vero tassello chiave. Senza legami, anche la mente più brillante perde voce. Allenare le funzioni cognitive senza relazione è un esercizio incompleto. Il gruppo crea motivazione, continuità, senso di appartenenza. Ogni partecipante diventa parte attiva: c’è chi osserva, chi guida, chi incoraggia. L’errore non è fallimento, ma occasione di confronto. E questo ha un impatto profondo anche sull’umore e sull’autostima.
L’esperienza dei Vi.Re.Dis.LAB racconta un percorso trentennale che ha saputo trasformarsi in laboratorio esperienziale, dimostrando come il gioco possa diventare uno strumento concreto di contrasto al decadimento cognitivo e di promozione del benessere psicofisico nella terza età. Un’esperienza che ha coinvolto e entusiasmato i partecipanti anche in contesti pubblici dedicati alla salute e al movimento.
Oggi questi percorsi sono disponibili anche presso Lilium Spazio Medico, all’interno dello Spazio Argento in Movimento.
Perché prendersi cura non significa solo curare, ma creare contesti che fanno fiorire. Qui è possibile intraprendere percorsi di Computer Game Therapy condotti direttamente dai terapisti ideatori del metodo Vi.Re.Dis., in un ambiente protetto, stimolante e orientato alla persona.
Un luogo in cui tecnologia, relazione ed emozione si incontrano per prendersi cura della mente che cambia, senza rinunciare al piacere del gioco.
Perché la mente non chiede di essere fermata dal tempo. Chiede di essere coinvolta, stimolata, emozionata. E se è vero che siamo nati per emozionarci ed emozionare, allora non esiste età in cui smettere di farlo.

