Lilium – Spazio Medico

FERMARSI È UNA COSA SERIA

A cura del team di Spazio Morfeo – Centro Multidisciplinare dei Disturbi del Sonno di Lilium Spazio Medico via Roma 62 Cuneo

FERMARSI È UNA COSA SERIA!

Abbiamo imparato a proteggere il sonno. Forse è arrivato il momento di riscoprire anche il valore del riposo. Perché il cervello non ha bisogno soltanto di dormire: ha bisogno, ogni tanto, che smettiamo di chiedergli qualcosa.

Ci sono giornate che arrivano a sera lasciandoci una sensazione strana. Abbiamo fatto moltissimo: risposto a messaggi, preso decisioni, lavorato, parlato, organizzato, attraversato decine di informazioni, immagini e notifiche. Eppure, se qualcuno ci chiedesse: “Che cosa hai fatto oggi?”, potremmo avere bisogno di qualche secondo per rispondere.

Altre giornate, invece, rimangono sorprendentemente nitide. Ricordiamo una conversazione, qualcosa che abbiamo letto, persino un dettaglio apparentemente insignificante.

La differenza potrebbe non dipendere soltanto da quanto abbiamo dormito, bensì anche da quanto abbiamo permesso al nostro cervello di fermarsi durante il giorno.

Perché dormire e riposare non sono la stessa cosa. E la ricerca sul cervello suggerisce che anche i momenti in cui siamo svegli senza essere continuamente impegnati possano avere un ruolo nel modo in cui elaboriamo ciò che viviamo.

Per molto tempo abbiamo immaginato sonno e veglia come due territori separati: o siamo svegli oppure dormiamo. La realtà è più complessa: quando siamo molto stanchi o sottoponiamo alcune reti cerebrali a un’attività intensa e prolungata, piccolissime aree possono mostrare per brevissimi istanti caratteristiche simili a quelle osservate durante il sonno. È il cosiddetto sonno locale.

Non significa addormentarsi alla scrivania. Possiamo continuare ciò che stiamo facendo mentre alcuni circuiti sembrano concedersi minuscole pause. Quando accade nel momento sbagliato possiamo accorgercene attraverso un errore, una distrazione o quell’istante in cui la mente sembra essere altrove. Ma queste piccole pause potrebbero essere anche un tentativo del cervello di proteggersi e recuperare.

Durante la giornata impariamo continuamente: mentre lavoriamo, parliamo, leggiamo, affrontiamo un problema o viviamo un’emozione. Ma il cervello non può conservare tutto con la stessa intensità: deve selezionare, consolidare ciò che conta e ridimensionare ciò che è superfluo. Deve, in qualche modo, fare ordine.

Una parte fondamentale di questo lavoro avviene durante il sonno. Ma qualcosa di simile, almeno in parte, potrebbe avvenire anche durante brevi periodi di riposo da svegli.

Ed è qui che il tema diventa tremendamente attuale: forse il problema è che non ci annoiamo più!

Aspettiamo cinque minuti e prendiamo il telefono. Siamo in coda e scorriamo le notifiche. Camminiamo ascoltando un podcast. Cuciniamo guardando un video… Abbiamo progressivamente eliminato quei piccoli spazi vuoti che un tempo comparivano naturalmente tra un’attività e l’altra.

E se proprio quei momenti apparentemente inutili fossero utilissimi? Quando diminuiscono gli stimoli esterni, la mente può vagare e ciò che chiamiamo distrazione o noia può diventare, almeno in alcune circostanze, uno spazio di decompressione cognitiva.

Anche la memoria sembra beneficiare di questi intervalli. Dopo aver imparato qualcosa, passare immediatamente a una nuova raffica di informazioni significa chiedere al cervello di elaborare altro materiale prima di aver organizzato quello appena ricevuto.

Una breve pausa può cambiare lo scenario. È quasi un paradosso: pensiamo che per ricordare di più dobbiamo fare di più. Forse, qualche volta, dobbiamo semplicemente interrompere. Non riempire, non produrre, non scorrere. Lasciare che ciò che abbiamo appena vissuto trovi il proprio posto.

Ma riposare non significa dormire! Una pausa durante la giornata non sostituisce una notte di sonno. Non esiste una tecnica di rilassamento capace di cancellare sistematicamente gli effetti di un sonno insufficiente. Il sonno rimane una necessità biologica. Quando dormiamo troppo poco, male o in modo frammentato, possono risentirne attenzione, memoria, capacità decisionale, regolazione emotiva e numerosi altri processi dell’organismo.

Il riposo da svegli può essere un alleato, ma il sonno è un’altra cosa. E soprattutto non dovremmo accettare l’idea che essere costantemente stanchi sia il prezzo inevitabile della vita contemporanea.

Quando il sonno diventa difficile, spesso cerchiamo una causa unica. Ma dietro insonnia, risvegli continui, russamento, sonnolenza diurna, difficoltà respiratorie notturne o disturbi del sonno nei bambini possono esserci meccanismi molto diversi.

A volte il problema nasce dalle abitudini. Altre volte dai pensieri che accompagnano la notte, dalla respirazione, dalle vie aeree, dai ritmi biologici o da condizioni che richiedono una valutazione medica specifica. La risposta, quindi, non può essere uguale per tutti, e proprio perché le cause possono essere così diverse, chi non riesce a dormire bene ha bisogno di essere guardato nella sua interezza. Il sonno raramente appartiene a una sola disciplina: può coinvolgere aspetti medici, psicologici, respiratori, comportamentali e, nei più piccoli, anche specifiche dinamiche dell’età evolutiva. Perché non esiste “il” disturbo del sonno: esiste una persona che non riesce a dormire bene e una causa che merita di essere cercata.

Forse dovremmo recuperare qualche momento in cui non chiediamo nulla alla nostra mente: una passeggiata senza telefono, qualche minuto di silenzio, una pausa senza sentirci obbligati a riempirla. Perché non tutto il tempo vuoto è tempo perso. A volte fermarsi significa semplicemente lasciare al cervello il tempo di fare ordine.

Viviamo in un’epoca che ci insegna continuamente a fare di più. Forse dovremmo imparare anche quando fermarci.

E quando arriva la notte, dormire. Perché riposare aiuta. Ma dormire bene è un’altra cosa.

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